Hubert de Givenchy se n’è andato sabato 10 marzo; con lui si chiude una pagina fatata della Moda.

Alto quasi due metri, fascinoso e seducente Hubert era nato nel 1927, figlio dello scomparso marchese de Givenchy; fu cresciuto dalla madre e dalla nonna che lasciò a 17 anni per frequentare l’École Nationale Superieure des Arts a Parigi e contro il volere della famiglia cominciò la propria carriera nel mondo della Moda.

1952: la Francia aveva già graziato il mondo coi suoi migliori couturier e tra le costellazioni Dior, Lelong, Balmain comincia a fare luce la stella Givenchy che, a soli 27 anni, era divenuto il più giovane direttore creativo avendo inaugurato nel quartiere di Plaine Monceau la sua casa di moda ed esordendo con la prima collezione in cui campeggiava la celeberrima blusa bettinadedicata alla più richiesta delle mannequin dell’epoca Bettina Graziani: fu un assoluto trionfo perché Hubert aveva apportato la “separabilità” ovvero aveva garantito alle donne la possibilità di separare blusa e gonna per poterle mixare tra loro e quindi creare uno stile più che personale, ma soprattutto moderno.

La consacrazione del marchese era avvenuta, il mondo si era accorto di questo fulgido rampollo dell’aristocrazia francese e ne godeva la luce, lo sguardo fascinoso e trasognante che nel 1953, a New York, incontrò quello del suo mentore, Cristobal Balenciaga, che gli sarà amico fino alla morte nel 1972 e di cui ne erediterà la clientela. Nel 1963 disegna la sua prima linea di prêt-à-porter maschile ” Givenchy Gentlman”, per gentiluomini proprio così com’era lui.

Da uno scambio di personalità l’incontro più fortuito della Moda: convinto di dover accogliere Katherine, si trovò al cospetto di una giovanissima Audrey che aveva da poco vinto l’Oscar per “Vacanze romane” e ne rimase folgorato; il sodalizio Givenchy-Hepburn è stato uno dei più durevoli intessuto com’era di reciproca ammirazione, fiducia, rispetto e vero sentimento umano tanto che Hubert definiva Audrey “sorella”.

Givenchy creerà per l’attrice molti dei suoi guardaroba sia per la vita privata che per le sue interpretazioni: pellicole come “Sabrina”, “Cenerentola a Parigi” sono state rese ancora più indimenticabili dai favolosi abiti del maestro. Tuttavia è in “Colazione da Tiffany” che Hubert diventa davvero Givenchy: all’alba, scendendo da un taxi giallo, Holly Golightly si ferma davanti alle vetrine di Tiffany’s ed è sola in strada; addenta un croissant e si incammina nel suo abitino nero bordato di piume che da allora diventerà davvero il marchio di fabbrica della maison francese. Alla sua musa aveva dedicato addirittura un profumo, L’Intedit, nato proprio dalla reticenza di Audrey a essere ispiratrice di una fragranza: miss Hepburn farà la testimonial gratuitamente, solo per l’amicizia con il couturier.

Nel 1995 l’ultima sfilata e il ritiro dalle scene hanno reso Givenchy un’icona imprescindibile dell’ epoca aurea della Moda: il suo senso di modernità non orfano di un’ innata eleganza, creazioni come il balloon coat e il vestito baby doll sono i suoi tratti peculiari, ancora oggi riconoscibili e perciò leggendari.

Con la sua morte, annunciata tramite un comunicato stampo del compagno Philippe Venet, si chiude un’era intensa in cui il gigante nobile ha trasformato letteralmente il modo di vestirsi . Adieu Hubert

Articolo scritto e redatto da Ciro Sabatino | Tutti i diritti sono riservati

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A proposito dell'autore

Classe 1983, napoletano di nascita ma meneghino d'azione, insegnante appassionato di Italiano, Latino e Storia, da sempre sedotto dalla Moda, da quest'arte sublime ed eterea che lascia comunque traccia. Penna e calamaio per esprimermi e comunicare al mondo: ad una mail preferisco un foglio di carta, magari carta da zucchero.

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