Dolce & Gabbana hanno portato l’Italia a New York ed è stato amore a prima vista.

Quello del duo più famoso della Moda è stato un lungo viaggio durato tre giorni, ognuno dei quali è stato scandito da un momento fortemente pregnante e denso di significato: si sono succeduti tre segmenti in cui la Gioielleria, l’Alta Sartoria maschile hanno rappresentato i momenti più “intimi” fino al gran finale quando domenica scorsa è andata in scena l’Alta Moda femminile con l’immagine di Naomi Campbell, longeva bellezza sensuale, a chiudere la sfilata e che resterà incorruttibile emblema della potenza della creatività italiana.

L’occasione è stata dettata dall’apertura della loro boutique in Mercer Street l’11 Aprile scorso, ma Domenico e Stefano sono ormai pietre miliari nel vasto panorama della couture d’ oltreoceano.

Nel campo della gioielleria, Dolce & Gabbana hanno dato libero sfogo al proprio estro e, in piena rispondenza a quel senso di barocchismo meraviglioso che è loro cifra identificativa, hanno creato monili seducenti e splendenti, voluttuosi ed esagerati; pezzi unici ed esclusivi ispirati a quelli indossati da Claudia Cardinale ne Il Gattopardo. Un’asta tenuta da una favolosa Sara Jessica Parker, avvolta in un tubino aureo e incoronata da un turbante stupefacente, ha permesso di finanziare ROC United: la Public Library newyorkese è diventata tempio del lusso e avamposto benefico, grazie all’intuizione del duo italiano che ha saputo trasformare per l’occasione il centro del Sapere in ricettacolo di glamour e filantropia.

Con una performance di Liza Minnelli ha preso il via, il giorno successivo, l’Alta Sartoria maschile, presentata nelle sale della Rainbow Room dell’Empire State Buildig. Lo skyline riverberante di luci e le note della celeberrima “New York New York” hanno ammaliato per forza gli ospiti che si sono visti offrire uno degli esempi più belli di eleganza maschile: centro di questa sfilata sono stati i completi e le giacche finemente sartoriali ma declinati nel linguaggio dolcegabbano e perciò stracarichi e abbondanti di paillettes il cui tripudio luminoso ha degnamente gareggiato con le luci della “città che non dorme mai”. Su maglie e accessori, realizzati addirittura con un nuovo tessuto contenente oro vero, sono comparsi i simboli di questa metropoli e la Statua della Libertà, il ponte di Brooklyn hanno invaso le stampe e foraggiato gli occhi degli astanti che hanno goduto di abiti dalle linee classiche, veramente italiani.

Domenica è stato il grande finale, il trionfo, i fuochi d’artificio che hanno illuminato la fontana del Lincoln Center e hanno reso ancora più magica la notte di New York.

Il  Metropolitan Opera House ha aperto i propri battenti a un evento di Moda per la prima volta e l’incedere delle modelle ha creato un’opera teatrale contemporanea, inusuale e perciò ancora più epica. La “cerimonia” è stata aperta da una madrina di eccezione, Isabella Rossellini, una delle prime modelle di Dolce & Gabbana oltre che vera icona della bellezza sincera delle donne italiane, che ha tenuto un discorso commemorativo, un suggello alla bravura di Stefano e Domenico. E poi è cominciata la magia: cento abiti, cento modelle a raccontare una storia che è Storia della Moda. Abiti voluttuosi, splendenti, carichi di dettagli, esageratamente belli, desiderabili per l’eccentricità manifesta; piume e cristalli, diademi di stelle e stole di pelliccia, gonne ampie contenenti metri e metri di tulle, raggi dorati ispirati alla “Vecchia Signora” hanno salito le scale dell’Opera in un’atmosfera opulenta, anni ’30, di proibizionismo e ricchezza spudorata, tra racemi ricolmi di fiori che hanno avvolto corrimano e scalini.  Il sorriso di Naomi ha chiuso la sfilata e ha spalancato al futuro l’inesauribile creatività sartoriale di Dolce & Gabbana.

                                                     Articolo scritto e redatto da Ciro Sabatino | Tutti i diritti sono riservati

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A proposito dell'autore

Classe 1983, napoletano di nascita ma meneghino d'azione, insegnante appassionato di Italiano, Latino e Storia, da sempre sedotto dalla Moda, da quest'arte sublime ed eterea che lascia comunque traccia. Penna e calamaio per esprimermi e comunicare al mondo: ad una mail preferisco un foglio di carta, magari carta da zucchero.

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