Bios è un termine greco che indica la vita. Quella che ha un inizio ed una fine, accomunando la totalità degli esseri viventi del pianeta (la biosfera per l’appunto). Va da sé quindi che le colture biologiche e biodinamiche devono avere come punto focale l’equilibrio degli esseri viventi coinvolti nella loro catena produttiva, partendo dalle piante stesse fino ad arrivare agli individui che ne consumeranno i prodotti. Ciò vale naturalmente anche per il vino, a prescindere dall’annosa querelle su vino vero o finto, naturale o artificiale

 

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La serata organizzata all’hotel Milano Scala qualche giorno fa aveva come massimi protagonisti tre giovani realtà vitivinicole biologiche e biodinamiche i cui vini sono stati serviti in abbinamento ai piatti preparati dallo chef Davide Casati che ha cercato di tradurre nel piatto il concetto di bio. Due aziende sono vecchie conoscenze del blog: Fattoria La Maliosa di Manciano di cui si era parlato qui, e Villa Job i cui vini erano stati apprezzati in occasione di una cena della rassegna Mirrorslurp. La terza realtà, la maggiore per dimensioni e produzione, è La Raia, enclave biodinamica nel territorio del Gavi che coltiva cereali ed alberi da frutto oltre alla vite

 

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La cena parte subito con un piatto altamente sfizioso: mini arancini su germogli di soia rucola perché mangiare sano non vuol dire mortificare il gusto, quanto invece stare più attenti ai prodotti utilizzati e non eccedere nelle quantità. Sia con l’antipasto che col primo piatto sono stati serviti i tre bianchi in degustazione, uno per azienda, per permettere ad ogni commensale di apprezzare le diverse sfumature che ognuno di essi poteva assumere a seconda del piatto abbinato. Il Pinot Grigio 2010 di Villa Job ha sapidità da vendere ed un bel carattere deciso e spigliato che non teme di certo la frittura. Il Bianco 2011 della Maliosa, in prevalenza Procanico (biotipo locale del Trebbiano), possiede profondità, struttura ed una piacevole persistenza, ricorda fortemente la terra di Maremma

 

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Il primo piatto è un risotto alla parmigiana preparato con l’ottimo carnaroli della Riserva San Massimo (così come gli arancini del resto). Una realtà di eccellenza incastonata all’interno del parco regionale della Valle del Ticino che promuove un modello di sviluppo eco-compatibile, innestandosi perfettamente nel leitmotiv della serata. Il Gavi Pisé 2011 de La Raia accompagna perfettamente il risotto grazie alla sua finezza ed eleganza, che non si dimenticano però di mettere in mostra una sostanza di grande qualità. Profumi fini, ma intensi che spaziano dalla frutta matura a piacevoli note erbacee ed una sapidità accentuata lo rendono un gran bel vino

 

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La portata principale è un concentrato di benessere: filetto di branzino in crosta di patate. Il pesce è molto ben cotto e la scelta delle verdure, patate ma anche zucchine, ne esalta la delicatezza. Decisamente difficile l’abbinamento con i due rossi in degustazione, entrambi caratterizzati da un notevole caratterino. Da una parte la Barbera Largé 2009 di La Raia, un vino di corpo ampio, cui l’affinamento in barrique conferisce una nota vanigliata abbastanza in primo piano che avrà bisogno di tempo per armonizzarsi. Dall’altra il Rosso 2011 della Maliosa (base Ciliegiolo ed Alicante), un vino ancora giovane e scattante, che contrappone ad un naso non ancora completamente formato un corpo decisamente maturo, profondo ed affascinante, anche in questo caso penso che il tempo darà i suoi frutti

 

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La conclusione della cena è la giusta indulgenza al peccato di gola: tortino al cioccolato con panna montata e marmellata di arance. C’è poco da fare, in Sicilia dicono “cu nasci tunnu nun po moriri quadratu”, e io sono un inguaribile lussurioso della tavola e del bicchiere. Superfluo quindi dettagliare la mia gioia quando ho visto comparire il dolce. In abbinamento una graditissima quanto inaspettata sorpresa direttamente dalla cantina privata del maestro Dan Lerner: Emozione di Ghiaccio 2005 di Croci. Un vino unico sotto tanti aspetti: un eiswein fatto a Castell’Arquato (PC) a partire da Malvasia di Candia e Moscato, dolce senza eccedere, caldo del sole dell’Emilia, fresco dei rigidi inverni appenninici. Un vino nato da un sogno, per infondere emozioni in chi lo beve. Merci maître Dan    

 

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Una bella serata con un parterre d’eccezione passata a chiacchierare e degustare, si può chiedere di più?

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Articolo scritto e redatto da Federico Malgarini | Tutti i diritti sono riservati